Up(side)down
- Ilaria Fiorani
- 22 ott 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Qualche mese fa, a luglio mentre ero in Spagna, ho scritto che la mia vita sembrava un film. Tragicomico. Sì perché tragicomico è la parola che più mi si addice. Ancora di più ieri sera, ancora di più oggi. Ieri sera era un bellissimo sabato sera: due cocktail e un cruciverba da Ginetta, due passi a Macerata, vicolo Consalvi, Fabric, Basquait. E poi upside down: da up a down in pochi minuti. E mi sono sentita come quella volta che credevo di essere rimasta incinta per colpa di un preservativo rotto, non volevo fare un test di gravidanza, ripensavo a tutti i momenti di quella volta e non riuscivo a capire dove avevo sbagliato, cosa avevo sbagliato. Ecco, ora mi sento esattamente così. Dove ho sbagliato? Cosa ho sbagliato? Niente, apparentemente niente. Ho fatto tutto quello che mi sentivo, in quel momento. Però poi se vado più nel profondo mi sembra di aver sbagliato tutto: troppe parole, troppo dialetto, troppa foga, troppa voglia, nessun autocontrollo. Io credo che si viva meglio godendosi il presente e senza stare troppo a pensare a cosa sia giusto e a cosa sia sbagliato ma facendo quello che è funzionale per te. Eppure a volte è difficile pensare che "se ti sei sentita di farlo hai fatto il bene per te". Poi però quando gli altri ci ridono sopra questo concetto mi si indebolisce. Perché tutto questo ne sa di: giudizio degli altri, paura del giudizio degli altri, ma-perché-esco-con-questi-cretini-però-poi-mi-diverto-anche-io, paura di aver fatto qualcosa di sbagliato, sentirsi sbagliata, sentire che forse-è-meglio-che-penso-solo-al-lavoro così non faccio danni. Però poi penso che tutto serve nella vita, tutto serve per crescere e per farsi le ossa. Ieri sera un attimo ho pianto. Mi sentivo una scema seduta in quei gradini con la mia amica che mi guardava e un po' rideva e un po' non sapeva come prendermi. Perché effettivamente, se mi guardo da fuori, mi fa ridere anche a me. E' stato tutto molto divertente. Però se mi guardo dentro so che fa male. Non troppo, perché chi-ca**o-è-quello-ma-chi-se-ne-frega-dai", però ecco, va a toccare i miei lati scoperti. Che poi stamattina mi è capitato su TikTok un video degli zero assoluto in cui raccontavano di com'è nata la canzone "per dimenticare" e mi sono rivista, immaginata, in tutte quelle ragazze che scoprono che la loro avventura è stata raccontata in una canzone. In ogni caso, questa settimana volevo stare serena, ho detto a psi "no non ci vediamo, facciamo direttamente la prossima". Penso che domani le scrivo e le chiedo di vederci questa settimana per sviscerare meglio il tragicomico misfatto.


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