Un'altra vittima (di femminicidio)
- Ilaria Fiorani
- 19 nov 2023
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 20 nov 2023
Un'altra vittima di femminicidio. Un'altra. L'ennesima. Da stanotte non riesco a non pensarci. Ho iniziato a leggere tutti i post che sono stati condivisi sui social. Li leggo di continuo, apro instagram per vedere se c'è un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva e delle nuove parole perché quelle che sono state scritte finora sembra che non mi bastino. Sembrano non bastare. Sembra che non mi bastino per capire. Perché da dove partiamo per capire? Da dove? Da niente probabilmente, perché è un insieme di tutto. Di tutta la società patriarcale in cui viviamo, di tutta l'umanità che non riconosce la libertà e i confini alla libertà, di tutta l'educazione affettiva e sessuale che manca, di tutta l'informazione che viene veicolata dai mezzi di comunicazione, di tutta la politica che parla e non se ne fa carico, di tutto quello che vi viene in mente.
Ma com'è possibile che una ragazza di 22 anni sia stata uccisa dal suo ex?
"Com'è possibile che non si sia accorta dei possibili campanellini d'allarme" è la prima cosa che mi viene in mente, che ci viene in mente.
"Perché si è fatta accompagnare da lui a comprare quel vestito per la laurea" è la seconda. Perché per noi è normale pensare che siamo noi ad essere sbagliate, che siamo noi a sbagliare qualcosa sempre, che siamo noi a doverci difendere. Io lo so che così facendo sto colpevolizzando ingiustamente la vittima. Lo so. Ma non posso negare che sono questi i pensieri che mi vengono subito in mente. E nella mia mente continuano a sorgere altre domande come "perché non ha dato ascolto alla sorella?", "perché non ha trovato il coraggio di chiudere definitivamente quella relazione, a cosa le serviva mantenere un rapporto di amicizia con il suo ex?". E lo so che sto continuando a colpevolizzare la vittima. Lo so benissimo. Ma forse questo mi serve solo per trovare un motivo del perché lei sia stata uccisa, mentre invece un motivo non c'è. Un motivo logico non c'è.
Giulia Cecchettin poteva essere benissimo mia sorella. Giulia aveva 22 anni ed era in procinto di laurearsi. Mia sorella ha 22 anni, ed è in procinto di laurearsi. Ma come si fa a uccidere una ragazza di 22 anni solo perché non stava più bene in una relazione con una persona? Come si fa? Me lo dite voi come si fa? Più cerco di trovare una spiegazione e più non la trovo. Più cerco di smettere di piangere e di pensarci e più non ce la faccio. Non ce la faccio.
E' tutto assurdo, è tutto irreale, è tutto un incubo.
Io ne stavo parlando proprio ieri con la mia amica. In realtà ne parliamo spesso, nonostante né io né lei siamo in una relazione. Io non la voglio una relazione che mi limita, che limita la mia libertà, il mio voler fare qualcosa, il mio amarmi, il mio volermi bene prima di volerti bene, il mio rispettarmi prima di rispettarti. Io non voglio scendere a compromessi, per stare in una relazione. Io in una relazione ci voglio stare da persona libera, matura.
Io vorrei provare a costruirla, una relazione, libera e matura.
Io vorrei vedere se ce la faccio, se è possibile, se è fattibile. Io non voglio più mandare la posizione su whatsapp alla mia amica quando vado ad un appuntamento e lei deve controllarla per assicurarsi che non mi succeda niente. Io non ci voglio più ridere sopra a questo episodio. Perché è vero, fa ridere anche a me, immediatamente. Immediatamente mi dico "ma Ilaria ma che mandi la posizione alla tua amica, che ti vuole succedere".
E anche quando torno a casa a piedi di notte, che sia ad Ancona, a Porto Recanati, a Barcellona, dovunque, io lo so cosa mi ripeto in testa. Io in testa mi dico "allora stai tranquilla, cosa ti vuole succedere". E poi le cose succedono. Forse non a me perché quella sera sono stata fortunata. Ma io non voglio essere fortunata, non voglio sentirmi fortunata. Perché la sensazione che mi cade addosso oggi è: "e se la prossima fossi io, fosse mia sorella, fosse la mia amica, l'amica di una mia amica, l'amica di mia sorella, mia cugina? Cosa direi?" Direi semplicemente "lo sapevo". E ricomincerei a dare la colpa a lei, alla donna, alla femmina, al voler essere e sentirsi femminile per uscire, all'aver pensato che l'altro fosse in buona fede, perché "a me, a mia sorella, alla mia amica, all'amica di una mia amica, all'amica di mia sorella, a mia cugina...queste cose non possono succedere". Non ci possono succedere.
Ma come si fa? Come si fa ad essere uccise perché non si vuole più stare in una relazione? E' assurdo, è impensabile, è irreale. Tutti abbiamo la libertà di scegliere cosa fare, con chi stare, quando starci, fino a quando starci, per sempre, per un periodo, per qualche anno, per qualche mese, per qualche settimana, per qualche giorno, per qualche notte, per una notte. Non colpevolizziamoci se vogliamo andare a letto con uno perché ci fa sesso. Non colpevolizziamoci se vogliamo uscire con uno per conoscerlo perché ci ispira fiducia e ci da belle sensazioni. Non colpevolizziamoci per aver pensato che l'altro non potesse farci niente. Non colpevolizziamoci per avere paura di camminare in strada di notte.
Non colpevolizziamoci perché viviamo in una società dove siamo a rischio. Dove siamo noi donne la categoria a rischio. Dove siamo noi a doverci giustificare. Dove siamo noi ad essere pensate come un oggetto, come un oggetto da possedere, da controllare.
Dove siamo noi a dover fare un passo indietro. Dove siamo noi a dover accelerare. Dove siamo noi a dover dire agli uomini "mi da fastidio che mi tocchi, perché non mi conosci".
Io lo detesto. Ma lo sto facendo. Lo sto iniziando a fare. Ci sono uomini che ho conosciuto durante delle serate tranquille con le mie amiche in locali provinciali che, se mi vedono carina e simpatica, iniziano a parlarmi e mi toccano la schiena, il braccio, la spalla, la gamba. Mi fa schifo. Non mi dovete toccare, se non ci conosciamo. Io mi sento a disagio, perché subito penso "ma forse gli ho fatto intendere qualcosa che non volevo?". E poi penso che no, sono loro che si prendono troppa confidenza, che pensano di potermi toccare solo perché io parlo loro come parlerei con chiunque, come parlerei con una ragazza, conosciuta durante una serata tranquilla con le mie amiche.
Io li vedo, gli uomini, come si comportano. Li vedo, che hanno sempre questo atteggiamento di poter fare quello che gli pare, senza rispettare i nostri confini, senza rispettare i nostri confini. E io lo vedo, che mi devo sempre allontanare, ritarare, giustificare, dicendo "non mi toccare quando mi parli che mi da fastidio perché non ci conosciamo".
E io lo vedo, invece, che se voglio far capire a qualcuno che mi piace che mi tocchi lo so fare.
E io lo vedo, che siete voi ad essere sbagliati e non io, e non noi. Cara Giulia, mi dispiace tanto. Non lo so, come sia potuto succedere...
come tu sia potuta essere l'ennesima vittima di femminicidio.
come tu non ti sia tutelata, come tu abbia agito in buona fede.
Come tu abbia voluto continuare a voler bene al tuo ex, perché non c'è niente di male ad avere un rapporto di amicizia con il tuo ex. Io stessa sono riuscita a mantenerlo, e se fa bene ad entrambi, va bene. A me non mi va bene che tu sia stata uccisa, a me non mi va bene che descrivono il tuo omicida come un "bravo ragazzo". No, non era un bravo ragazzo. Non lo è. E' un ragazzo che non ha saputo accettare la fine di una relazione, della vostra relazione. E' un ragazzo-frutto della società in cui noi viviamo. E' un ragazzo-vittima dell'invidia verso la donna che è più avanti di lui. Ma più avanti di lui in cosa poi? Negli esami, nella laurea? Ancora non lo capiamo che non è una gara, che la vita non è una gara, che l'università non è una gara. Ancora non lo capiamo che possiamo scegliere con chi stare, che possiamo scegliere di starci fino a quando ci va. Ancora non lo capiamo, ancora veniamo uccise. Veniamo uccise noi, i nostri familiari, le nostre sorelle, i nostri diritti, le nostre libertà. Io non so cosa dire, non so cosa dirti. Io vorrei solo abbracciarti, riportarti indietro nel tempo, non farti andare a quell'appuntamento. Io vorrei solo rieducarci tutti, rieducare l'intera società. Io vorrei solo che non ci sentissimo più in colpa, per essere donne, per essere nate con l'apparato genitale sbagliato. Per essere empatiche. Perché la tua empatia è nobile. L'empatia di chi, nonostante non voglia più stare in una relazione, vuole comunque stare vicino a una persona perché vuole bene a quella persona. La società deve essere riformata, rieducata. Non lo so come. O forse lo so. Dobbiamo essere rieducati noi, tutti, dal primo all'ultimo, su temi scottanti, ma importanti. Fondamentali. Che ci importa di fare ginnastica, geografia, inglese, latino, greco, chimica, fisica, italiano, matematica, se poi non ci sappiamo relazionare? Se poi non veniamo educati alle relazioni, al sesso nelle relazioni, al rispetto, al consenso? Che ce ne facciamo? Niente. Io la sogno una società diversa, una società in cui noi possiamo finalmente stare tranquille, senza colpe, senza sentirci in colpa, senza doverci giustificare per quello che facciamo o per quello che non facciamo.
Cara Giulia, scusaci. Scusaci tanto.
Cara futura Giulia, scusaci anche tu. Lo so che tu sarai la prossima, lo sappiamo tutti.
E sappiamo anche tutti che non serve a niente esporre le scarpe rosse in università, io domani quelle scarpe rosse non le porto in università.
Io ti dedico, io ci dedico, questo post, queste parole, queste riflessioni, queste incazzature.
Le parole non sono mai abbastanza, le condivisioni non sono mai abbastanza.
Forse continuerò a cercare altri post, altre parole, per darmi pace.
Per trovare la pace in questa storia. Ora ho solamente scritto per buttare fuori la mia rabbia.


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