Non so stare (senza fare)
- Ilaria Fiorani
- 21 nov 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Non so stare, senza fare. Non sostare. Io non mi fermo mai. Io sono sempre fare fare fare.
Fare, pensare, camminare, parlare, senza sosta. Senza sostare. Non tollero il silenzio, anche per questo. Per me non devono esistere momenti di pausa, in una conversazione con qualcun'altro. Io mi sento a disagio nei momenti di silenzio.
Non so stare nel silenzio, così come non so stare ferma, così come non so stare senza pensare, così come non so stare in attesa di capire cosa farò tra un anno.
Io già da oggi sto iniziando a pensare a cosa farò tra un anno, quando il dottorato sarà finito. Sto già cercando opportunità di lavoro, di tirocinio, di cose da fare. Io non voglio stare in pausa, in attesa, ferma, perché penso che in un momento di fermo io non valgo.
Ma io valgo, a prescindere. Io valgo in quanto esisto. Tutti, tutti valiamo in quanto esistiamo. Eppure sono sempre troppo orientata al risultato, e questo orientamento al risultato mi schiaccia. Perché lo vedo che se invece faccio le cose per il processo e non per il risultato, io sto meglio. Io lo vedo, che le cose che faccio nel tempo libero, che non sono orientate al risultato mi vengono bene, mi fanno stare bene. Perché non sono orientate al risultato. Potrei fare milla mila esempi, non mi metterò a farli ora, non ora, ma magari domani. Come siamo complessi. Come sono complessi, gli esseri umani. E poi temo (ancora troppo) il giudizio degli altri. Sono troppo sensibile al giudizio degli altri, per quanto io stia cercando di distaccarmene. Dovrei vivere senza gli altri, senza avere paura del giudizio degli altri. Eppure la ho, e anche tanta, e anche troppa.
La ho anche quando devo condividere qualcosa su instagram, pensa un po'. Quando se ne andrà, non lo so. Forse con l'allenamento, con l'esercizio, se ne andrà. A proposito di allenamento, oggi ho la seconda lezione di steeeep tonic ahah mi fa troppo ridere che vado in palestra. Io, in palestra, quanto durerò? Non lo so. Per ora questo mese vado mi butto. Però bella cosa, che mi voglio buttare sempre in qualcosa, di nuovo. Che il mio nucleo di sofferenza mi fa fare cose, mi fa stare attiva, è come un motore. Perché è il sentirmi mai abbastanza che mi fa sempre fare muovere essere attiva. Perché è il non sentirmi mai abbastanza che mi fa mettere sempre in gioco in cose nuove e diverse dalle precedenti. Quando dico che sono eclettica, lo dico seriamente. Lo dico seriamente perché è così.
Se questo è il beneficio del non sentirmi mai abbastanza, il costo è quello di non dirmi mai "basta, brava, vai bene così". Io la teoria la so, è la pratica quella che mi manca. E' la pratica quella che mi manca e che mi permetterebbe di dirmi brava anche se non raggiungo un risultato, anche se fallisco, anche se non soddisfo le aspettative. Io e le basse aspettative non siamo amiche; io sono amica delle alte aspettative, d'altronde sono alta 1 metro e 70.


Commenti