Mercoledì 28 giugno: PhD-hate
- Ilaria Fiorani
- 28 giu 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Se ieri ti amavo, oggi ti odio. Se ieri ero contenta del PhD, oggi non lo sono più. Se cerco di dirmi che sonobravacomunqueaprescienderedalrisultato, oggi non ce la faccio. Se cerco di pensare che okkeivaibenelostessononèchenonseiabbastanza, oggi non ce la faccio. Se cerco di essere positiva e pensare che sì, avrò una tesi decente, ora mi viene da piangere. Io non lo so se la ricerca sarà il lavoro della mia vita. Tante volte, la maggior parte in realtà, penso che possa essere bellissimo. E' bellissimo imparare, non smettere mai di imparare, fare sempre qualcosa di diverso. E quando penso a questo, mi tranquillizzo. Le mie lacrime si interrompono. Come con un tasto di accensione. On-off. Un po' come la parte bambina di me, che parla con la parte-embrione-adulta di me. Tante volte sapete cosa voglio? Vedermi sempre con gli occhi degli altri. E ricominciano le lacrime. Vedermi con gli occhi di Angelica, che ogni volta che le dico qualcosa di nuovo che faccio al PhD sento che nella voce ha lo stupore, e mi dice "wow Ila, quante cose belle stai facendo. Queste cose dovrebbero farti pensare che sei nella strada giusta". Con gli occhi di Eleonora, che raccontandomi della sua nuova collega di settore, che vuole fare il dottorato, mi dice che quando lei le ha detto così, Eleonora le ha risposto "anche mia sorella fa il dottorato". E me lo dice con orgoglio. Con gli occhi di Lucia, che mi dice sempre che si sente figa e si vanta di avere "un'amica che fa il dottorato". E poi ci sono io. Che invece a volte mi sento male, mi sento che non sto facendo niente di buono. Che non arriverò a pubblicare. Che, peggio ancora, arriverò con un lavoro insufficiente. Io che invece sono stata sempre a fare "la prima della classe". Io che ora la prima della classe non la voglio più essere. O meglio. Voglio avere solo l'atteggiamento da prima della classe. E ora mi si rispengono le lacrime. Voglio solamente potermi dire brava sulla base del mio impegno, della mia determinazione, della mia curiosità, della mia voglia di imparare. Del mio volere uscire avendo imparato qualcosa di nuovo. Senza focalizzarmi sul risultato. Io l'ansia da vivere per avere un buon risultato non voglio che mi appartenga più. Non la voglio più. E poi c'è il prof che invece mi riporta a tutto quello. A tutto questo. A tutto questo che io ora mi devo smazzare. E tra poco Pio con me. Che ho già tartassato con millemilamessaggi. Eccoli qui, insieme ai motivi del mio dottor-odio-odierno.














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