Martedì 1° agosto: il mio martedì (delle parole)
- Ilaria Fiorani
- 1 ago 2023
- Tempo di lettura: 4 min
Oggi è martedì. E oggi il martedì delle parole non c'è. Mi sono accorta ora. La Doc forse è in ferie. E ho pensato "ma io, il mio martedì delle parole me lo sto facendo da sola, lo sto facendo da sola. E con chi mi circonda". E il mio martedì delle parole è iniziato così, stamattina, con psi, e con quello che mi triggera: io devo fare pace con il voler essere una brava ricercatrice. Io devo fare pace, con il mio voler essere altro rispetto a quello che sono stata finora. Io non lo voglio più essere, io la prima della classe non la voglio più essere, io 80% prima della classe e 20% tutto il resto non lo voglio più essere. Io voglio essere 10% ricercatrice, 10% amica, 10% collega, 10% appassionata di balli latino-americani, 10% sciura che va a teatro con la sua amica, 10% quella che va alle 4 di notte a casa di uno e tante altre cose. E la chiave, psi dice, è nell'avere pazienza. Perché lei dice "ci credo che ti stride con quello che sei stata finora, che non ti riconosci". Però la chiave è sempre quella: avere pazienza. E la pazienza è quella che serve anche alla mia amica che si è lasciata con il suo ragazzo, per metabolizzare il tutto. Ieri sera è stato un po' un colpo al cuore, inaspettato, vederla così, e sapere che era perché si sono lasciati. Ma io non potevo mai pensare che si lasciassero, due come loro. Eppure forse era tutto patinato quello che vedevo io, eppure sicuramente sotto c'erano cose che li facevano stare male, per cui valeva la pena chiudere la loro storia in quel momento. E stamattina ho parlato con la mia amica, e le ho raccontato, di come per me quel momento di rottura con il mio ex ha significato veramente toccare il fondo. Ma ad oggi è grazie a quello che io tocco il mondo. Se non era per quel momento buio, se non era per quel momento di rottura, per quel giro di boa, forse io oggi non sarei così. Forse io oggi sarei ancora una bambina insicura che cerca di trovare sicurezza nel fidanzato che ha di fianco, che vuole quella sicurezza da lui. E invece oggi lo so, che quella sicurezza che tanto volevo da lui la posso volere da me. La devo trovare da me. E le ho raccontato di quello che ha significato per me rimettermi in carreggiata, riprendermi per mano, re-imparare a camminare. Da sola. Ovvio, da sola non lo sono stata mai. C'erano sempre le mie amiche. Ma che vita sarebbe senza le amiche, senza gli amici. E parlando con lei, e riflettendoci ora, il mio martedì è stato finora un bel martedì delle parole, il mio. Ci siamo solamente dette parole, parole di come stiamo, di come stavamo. Lei soffre, moltissimo. Per questa fine. Ma io quando ci sono passata pensavo sempre "non sono né la prima né l'ultima a passarci, quindi ce la farò, ne uscirò" e glielo dicevo. E gliel'ho detto. E lei mi ha detto

Perché chi ci è passato lo sa, che ricominciare da te quando una storia finisce è difficile. Sia che la storia è stata una bella storia sia che è stata meno bella. Però io lo devo dire, io te lo devo dire, io te lo devo: GRAZIE Davide per avermi lasciato. Non so se te l'ho mai detto, ma è stata veramente la cosa giusta da fare, in quel momento.
Perché se oggi sono "saggia" come dice la mia amica, è perché in quel momento ho toccato il fondo. E io non pensavo di poter soffrire, io pensavo di dover essere sempre felice sorridente soddisfatta di tutto. Ma che vita è, una vita senza sofferenza. Non esiste no, sarebbe una vita finta.

E poi le ho detto che vedendo il suo malessere mi passa la voglia di innamorarmi, anche se sapete che vi dico, tante volte vorrei esserlo. Vorrei vedere cosa si prova, come si sta in una relazione matura, come ci si comporta, se ci so stare. E poi lei mi ha detto questo ed è stato veramente bellissimo sentirselo dire.

E poi ho parlato con Luci della mia mattinata. E Luci mi ha detto questo:

Ed è vero. Quanto basta poco per vivere molto. Per vivere. Non basta neanche andare chissà dove. Basta stare. Stare con se stessi. Stare con gli altri. Stare con i propri sentimenti. Stare con i sentimenti degli altri. Ascoltarli. Rassicurarli. Stargli vicino. Io sono la prima a dire che non dobbiamo accollarci i problemi di tutti ma quando si tratta degli amici lo fai, per te stesso e per loro. Perché stamattina io ero più di quel 10% amica, io ero almeno un 50% amica e 50% io. Ma io come persona. Non io come ricercatrice. Infatti non ho fatto niente per il PhD. E forse non lo farò. Anzi, non forse. Sicuramente oggi non lo farò. Devo pulire la stanza, la casa, perché stasera la mia amica viene a cena da me. E ci coccoliamo con un panino marino e una bottiglia di vino. Perché anche le rotture vanno festeggiate. Anche le cose brutte vanno festeggiate. Io festeggerò la mia bozza-cozza-orrende credo, e la mia amica festeggerà la sua rottura. E forse ci ubriacheremo. Ma poco importa. A me importa sentirmi viva e vivere per queste cose, per tutte le cose, e non solamente per una.


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