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Lunedì 4 settembre: sì-ricomincia(aaaiuto) e buoni propositi

  • Immagine del redattore: Ilaria Fiorani
    Ilaria Fiorani
  • 4 set 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

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Tornare alla routine è stato devastante. Mi ha devastato dentro, fuori, ovunque. Dentro la pancia, dentro la testa. Fuori, sulla faccia e sui capelli. Ovunque, sentivo la pesantezza. La pesantezza di ricominciare: ricominciare a svegliarsi con uno scopo ben preciso, accendere il pc, concentrarmi, fare ricerca. Farlo perché devo farlo. Farlo perché oramai sono in ballo e balliamo. Farlo perché è rimasto un anno. Farlo sentendomi meno sola perché stamattina ho aperto fb e ho trovato il post di un dottorando che diceva più o meno le mie stesse cose, che non era appassionato nel fare ricerca, che aveva pensato di lasciare, che partiva per un periodo all'estero in cui sperava di trovare una nuova luce. E mentre l'ho letto mi sono sentita meno sola, meno strana, più capita. E anche Nick me lo ha detto. Anche lui è stata una delle luci di questa giornata. Insieme alle bibliotecarie che mi hanno riaccolto oggi a braccia aperte. E al mio "mi mettete allegria", Elissa mi ha risposto "anche tu a noi". E poi quando ho incontrato Nick, mi ha abbracciato. Tutto sudato, mi ha abbracciato. E' stato come immergermi in un bagno di speranza. Speranza che anche se non siamo tutti portati per fare ricerca, ce la faremo. Nick ha detto "we are all in the same boat". E da quello che mi ha detto, lui è nella mia stessa barca. Non è nella barca della passione. E' nella barca di quelli che vedono la ricerca come "time-consuming". Io aggiungerei anche "energy-consuming". Ma rivederlo, riabbracciarlo e parlarci mi ha fatto davvero bene. E invece non mi ha fatto piacere essere sottoposta per ben due volte alla domanda "ma tu come va, che mi racconti". Anzi, mi ha dato proprio fastidio. E mi ha fatto anche ridere la domanda "e dopo dove vai", a cui avrei dovuto rispondere "alle poste". Risatina sotto i baffi perché a me andrebbe bene anche andare alle poste ma sembra che per una fetta della popolazione accademica, siccome stiamo facendo un dottorato, se non ti posizioni in banca centrale o simile non sei nessuno. Ma qualcuno lo siamo sempre, a prescindere dal nostro lavoro. Purtroppo questo alcuni non lo capiscono. Che amarezza. E poi in questa giornata di merda, ho pensato anche ai miei buoni propositi. A quelli che di solito si fanno a gennaio, ma che io sento miei ora. Oggi, a settembre. il 4 settembre. E mentre li pensavo, mi è venuto in mente che mi piacerebbe che qualche post di questo blog diventasse un post collaborativo. E questo vorrei che lo fosse. Io scrivo i miei buoni propositi di settembre e del prossimo anno, e voi scrivete i vostri. In un foglio, nei commenti, in chat, per email, in DM, su whatsapp, sulle note del telefono. Dove volete. Se volete. Poi me li mandate. Così magari creo un collage carino con tutti i buoni propositi di tutti. Mi farebbe felice, mi farebbe vedere il bicchiere un po' più mezzo pieno.


I miei buoni propositi: settembre 2023-settembre 2024

  1. Chiudere il primo articolo

  2. Mandarlo ad una conferenza entro fine gennaio

  3. Andare alla conferenza a luglio a Lisbona

  4. Lavorare al secondo articolo

  5. Andare ad un workshop a Roma

  6. Chiudere il secondo articolo

  7. Scrivere un progetto di ricerca per un possibile visiting/terzo articolo

  8. Fare la tutor di microeconomia

  9. Prendere la certificazione di inglese

  10. Valutare di fare i 60 cfu

  11. Continuare il podcast con Radio Lola

  12. Focalizzarmi sul processo e non sul risultato

  13. Focalizzarmi su me stessa

  14. Non cercare le farfalle nello stomaco e neanche le piantine nella pancia

  15. Fare senza pare

Aspetto i vostri.


 
 
 

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1 commento


Ospite
05 set 2023

Tanto per (non) cambiare, ti cito Ester Viola:

"È un pacchero, settembre. Un buco nero dell’umore, un biglietto scaduto, quali propositi di vita nuova vuoi fare? L’inizio della vita nuova era agosto, solo che poi la vita nuova te la levano. Ti rimane la smarginatura. La smarginatura di settembre.


È quell’altra vita che ci manca. Dove si dorme, si legge all’ombra, si sta in mezzo al mare a pensare quant’è grande, quant’è azzurro. Il corpo, ringiovanito dieci anni, canta il te deum mentre riceve il trattamento lusso: aria acqua e luce. Poi glielo togli. Poi fai piovere. Poi fai buio. Poi torna alle rogne dell’ufficio triplicate. Uno come si dovrebbe sentire?"

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