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Lunedì 10 luglio 2023: in un film (fatto bene)

  • Immagine del redattore: Ilaria Fiorani
    Ilaria Fiorani
  • 10 lug 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

Mi sembra di essere in un film. In uno di quei film fatti bene. Dove la protagonista è una un po' scellerata. Che fa cose, perché le va di farle. E le fa a volte bene e a volte male. Dove la protagonista sono io che sto facendo questo dottorato che ho tanto voluto ma che non si sta rivelando così bello e stimolante come pensavo. Perché fare ricerca è difficile. Possiamo dirlo. Fare ricerca è difficile. Ti trovi sempre davanti i tuoi limiti, le tue conoscenze, e i tuoi limiti nelle tue conoscenze. Che non bastano mai. Che devono sempre essere di più, se vuoi avanzare nel lavoro e arrivare ad un risultato più o meno accettabile. E io tante volte ho paura di non arrivarci. Mi sembra tutto così, bho, difficile. Però adesso no, che facciamo, molliamo?! NO. Non avrebbe senso no. Credo che tutti possiamo essere d'accordo su questo punto. Siamo quasi alle fine del 2° anno, n'è rimasto uno e mezzo circa. Siamo a metà. E alla fine ci arriviamo. Come non lo so. A detta del prof, non chiudo. Lui crede che io non chiudo. O meglio, lui vorrebbe che io chiudessi con un risultato da serie A. Ma a me, non mi interessa. Non mi interessa giocare in serie A. A me va bene anche giocare in serie B, o in serie C. Qua ci sono tutte persone da serie A. Persone con carriere WOW, con percorsi diversi, diversificati. Persone che non c'entrano niente con me. Io vivo in un altro pianeta. Nel pianeta di quelli che fanno le cose, ma non lo sanno perché le fanno. O meglio, lo sapevano ma poi si sono accorti che le cose possono cambiare e non sempre la strada giusta era quella iniziale. Un po' come Google Maps che ti da sempre varie opzioni per arrivare da A a B. E che ti ricalcola il percorso quando devi. Io non la voglio più fare la carriera accademica che volevo tanto fare quando ho iniziato il piaccadì. Io il piaccadì lo voglio spendere fuori. Voglio esplorare. Mettermi in gioco. Voglio volare via dal nido. Sento che è ora di farlo. Voglio andarmene da univpm con la consapevolezza che la vita lì dentro è stata comunque bellissima, è comunque bellissima. Ma mi sento di dire basta. 3 anni fa oggi mi laureavo. E avevo nel cuore questo sogno di farlo, questo dottorato. Ma non avevo il coraggio di dirlo. Perché pensavo che le persone mi avrebbero preso per pazza. E invece tutti mi hanno detto "ma sì fallo se vuoi farlo". E ora ci sono dentro. E ora che ci sono dentro e lo vivo da dentro, non mi piace così tanto come mi piaceva prima di iniziare. Un po' come con le persone. Solo quando le conosci più da vicino le vedi meglio, le rivaluti, nel bene o nel male. Comunque sia, anche se è difficile, anche se non so se la ricerca sarà la strada della mia vita, anche se non so se pubblicherò mai... sono a Barcellona, per il dottorato. Dopo 3 anni dalla mia laurea magistrale. Dopo 3 anni in cui ne ho fatta di strada. In cui sono cambiata. E continuerò a farlo probabilmente. Mi sento come una farfalla, che prima era un bozzolo, e ora è (ri)nata. E un po' sono rinata anche qua. Da quando sono arrivata sembra che tutto sia possibile più di quanto io pensassi. Perché, anche se gli altri stanno in serie A, non posso provare a fare quelle esperienze?! Perché non posso crederci veramente che anche io le posso fare? Quante volte ci poniamo dei limiti sulla base dei nostri schemi mentali e non ce la facciamo ad andare avanti, o meglio non ci proviamo. Io tante volte gioco a ribasso perché ho paura di scommettere a rialzo. Ho paura di fallire. Ho paura di sentirmi una fallita. Lo so che non lo siamo perché non conta quello che facciamo ma quello che siamo. Però io nel dottorato mi sento così. Però da quando sto qua, mi sento anche cosà: stimolata. Stimolata da quest'ambiente in cui ci sono i migliori, in cui ci sono persone che hanno fatto tante cose diverse tra loro. Persone che voglio prendere come riferimento per migliorarmi. Perché le mie amiche Lucia e Angelica, in due momenti diversi, me lo hanno detto: devi guardare ai migliori per migliorarti. Ma io che non ero mai uscita da univpm che ne sapevo di quali erano i migliori, di come erano i migliori, di come sono i migliori. Non voglio sicuramente diventare una di quelle che vive per lavorare perché la vita è tanto aaaltro e non solo studio o lavoro. Se lo fosse, mi perderei sicuramente la parte più bella della vita. Le amicizie, le sensazioni, le emozioni, i pensieri. Il sole, il mare, le passeggiate, i drink, il Cervellone. I latino-americani. Il venerdì sera. Il sabato. La domenica. Le persone che conosco nei momenti di socialità. La famiglia. Letizia e Eleonora. Bianca e Camilla. Lucia Michela Angelica Gessica Annalisa. Il motorino di Annalisa e il teatro con Annalisa. Gli Alessandrini del mio cuore. Noemi e la nostra settimana a UPF insieme. Che emozioni Barcellona. Non ci volevo credere prima di partire, che la città potesse essere così bella come tutti mi dicevano. E per di più, che matchassi un tinderino che mi avrebbe portato in una spiaggia a nord di Barcellona e che si sarebbe preso cura di me come se mi conoscesse da tempo. Un po' come a farmi sperare che là fuori ce ne sono di belle persone. E che non bisogna sforzarsi per piacersi. Che ci si piace e basta, con naturalezza. Forse non pubblicherò mai, chi lo sa, ma questo dottorato e questo blog mi stanno facendo fare delle esperienze di vita che conserverò sempre qui e nel mio cuore. Dovrei aggiungere molte altre cose. Ma mi limito a questo: questa sono io 3 anni fa e questa sono io oggi. Stesso sorriso, stessi occhi, stessa determinazione, stesso coraggio. Sono solamente un po' diversa ma sono sempre io.

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