Di male (in meglio)
- Ilaria Fiorani
- 15 nov 2023
- Tempo di lettura: 4 min
La giornata è iniziata male. Ed è finita bene. Stamattina mi hanno svegliato quelli di sopra, che urlavano. Poi sono andata in università e ho dovuto cambiare 3 posti perché la Wifi non mi prendeva e 1 di questi perché dei tipi mi hanno occupato illegittimamente il tavolo, nonostante ci fosse la mia roba e allora me ne sono andata io. Poi ho fatto la domanda per il tesserino della mensa perché, perché dover fare le cose quando si può ancora procrastinare? E allora procrastiniamo. E allora quando la stavo per finire viene a chiamarmi S. per dirmi che mi cercava P. Sono tutti esauriti, dico io. Anzi, lo dice anche Calcutta. Lo canta qui.
Comunque salgo con P., vedo le fotocopie che mi aveva fatto. Bene, io, caro P., la pazienza non ce l'ho. Le prendo e le porto di sotto e le lascio a Benedetta. Che sia Benedetta Benedetta. Le dico io. Le passo a prendere domani. Ce la faranno i nostri eroi? E la mattinata si conclude (quasi) qui. Risalgo, e poi vedo un altro tavolo libero e viaaa ricambio posto stavolta solo per me. Poi arriva Isa, che mi dice che va a pranzo, e allora scendo con lei. Andiamo al supermercato, compriamo pane e affettato e ci facciamo un pranzetto all'aperto. Isa mi era mancata. C'era anche la sorella, che mi è molto simpatica. Tipa tosta, assomiglia a un'intellettuale di sinistra ma potrebbe benissimo fare anche l'avvocato. E ogni volta che la vedo, e ogni volta che le vedo insieme, vedo proprio come secondo me le sorelle o i fratelli minori hanno una marcia in più. Non lo so, per mia esperienza e vedendo quelli che mi circondano, ho sempre più l'idea che i fratelli minori sono meno protesi alle aspettative, al riuscire forsennatamente a fare qualcosa perfettamente bene, alla perfezione. I fratelli minori sono minori perché sono minori le pressioni che i genitori fanno su di loro, e per questo sono maggiori. Sono maggiori perché sanno maggiormente gestirsi la vita, sanno maggiormente scegliersi, tenersi, guardarsi, barcamenarsi. Esempio lampante è mia sorella Eleonora, mia sorella minore minore ma sorella maggiore in tante cose tra cui: lezione di stile, di moda, di carattere, di pesci, di trucco, di parrucco, di vita. Non lo so se questa cosa ha un fondamento scientifico, dovrei cercarlo. Psicologi/psicoterapeuti all'ascolto: ditemi la vostra. E poi sono risalita e ho incontrato L. La sua storia è veramente wow, mi ha veramente colpita. L. è mio parente, cugino di 2° grado, mia mamma e sua mamma sono cugine-sorelle, i nostri nonni sono fratelli. L. ha 21 anni, una quasi laurea in ingegneria meccanica e una quasi idea imprenditoriale. L., sulla base di un suo bisogno, ha fatto un'indagine di mercato, un business plan, un piano economico-finanziario, ha messo insieme un team di lavoro e sta sviluppando un'applicazione da lanciare come prototipo sul mercato da gennaio. E mi ha raccontato questa storia e mi è sembrato che quando le cose devono andare, vanno. E lui mettendo le mani avanti ha aggiunto "per ora". Ma che bello sentir parlare persone di idee imprenditoriali fighe nate sulla base di una propria esigenza. E mi ha anche fatto vedere la presentazione che farà domani al C-Lab. E in quella presentazione ho visto che nel team ci sono anche 2 di Appignano che conosco. Com'è piccolo il mondo. E quando lui mi raccontava, ho pensato a questo brano del Vangelo bellissimo di cui dovrei ricordarmi ogni giorno:
E poi sono arrivata (tardi) a lezione di inglese, finita con una bella notizia: "visto che siete tutti ad Ancona potremmo fare in presenza!". Siii magari sarebbe bellissimo. Poi sono tornata su e mi sono messa a fare quello che non posso più procrastinare ma trovo sempre qualcosa per distrarmi da quel da farsi orribilante che mi schifa. Ho trovato un'altra application per un tirocinio che potrei fare. L'application la potrei fare. Ma poi mi dico, mi ripeto: ma Ilaria, ma fare questa application, a cosa ti serve? A te ti serve per evadere, perché vuoi evadere da qui. La strategia di evitamento è quella che Ilaria preferisce. Ma metti caso che ti prendono no, poi che fai? Fai questo tirocinio e il dottorato? Ma come fai, se già così fai fatica e hai tutto il giorno per farlo. Se fai il tirocinio e il dottorato, tu il dottorato non lo finisci. Lo sai già, lo sai già che correresti questo rischio. Quindi okkei ora va bene che lo hai scritto in agenda che il 3 dicembre chiudono le application però, ecco, sai perché lo fai.
E poi niente era ora di andarmene e me ne sono andata, a fare un giro da Tiger. Temevo di incontrare persone non desiderate ma fortunatamente questo non è successo.
E poi sono tornata a casa e ho ricevuto questo bel messaggio inaspettato
Che bello essere pensati. Grazie.
E poi ho fatto cena con la mia coinqui e abbiamo fatto bei discorsi. Lei mi ha dato il suo punto di vista sulla medicina, io il mio sull'economia. E parlando con lei, non so neanche come, è uscito questo "noi facciamo quello che facciamo perché abbiamo fatto una scelta, e avremmo potuto fare benissimo altro se avessimo fatto altre scelte. Ma ormai siamo qua e siamo qua per fare quello che abbiamo scelto". E lei ha risposto così: "il mio professore del liceo diceva che noi abbiamo la certezza morale di quello che facciamo, ma non la certezza matematica". Quasi sia a dire che non potremmo mai sapere certamente se quello che facciamo è quello che fa per noi ma possiamo sapere se quello che facciamo ci rende felici. Se ci rende felici, è quella la certezza morale. Bella questa parola: certezza morale.
E poi ieri la Stefi Andreoli ha scritto una cosa che mi ha molto colpito ed è questa

Io non ci avevo mai pensato, ma io sono innamorata di una me che fa lezione in aula. Il problema è che è un percorso troppo tortuoso, pieno di ostacoli, di insidie, di pubblicazioni, di fondi necessari, di sforzi necessari. E io questi sforzi necessari non li voglio fare. Non ora almeno. Non oggi. Io lo dico sempre, ma lo ripeto: me ne voglio andare da qua. Voglio fare altre esperienze. Voglio esperienzare altre me.
In chiusura, a chiusura della giornata e della cena, ho mangiato le mie adorate ciambelline al vino. Sono troppo buone, le amo. Amo anche questa giornata, seppur imperfetta, seppur incompleta. Notte




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