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Devo fare finire chiudere

  • Immagine del redattore: Ilaria Fiorani
    Ilaria Fiorani
  • 9 nov 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Okkei ora sono arrivata alla parte con cui ho meno familiarità. Ogni tanto ritorna, quella sensazione di non sentirmi pronta, preparata, e sicura di me quando mi metto su Stata a fare cose più elaborate. D'altronde però, le cose su cui ora ho più sicurezza, erano le stesse che prima mi facevano sentire in quel modo. Quindi se dovessi vedermi in terza persona mi direi: è normale, normalizziamo il non sentirsi sicuri e preparati se una cosa non la sappiamo fare subito e se non l'abbiamo mai fatta. Non sarebbe normale il contrario. Però non lo so, continuo a pensare e a sentire che lavorare con questi dati e con Stata non è che mi piaccia granché. Anzi, non mi piace. Ma devo ricordarmi che è una parte (che a me non piace) del lavoro. Poi c'è anche la parte (che a me piace): scrivere, sintetizzare, schematizzare, pensare, (ri)cercare, capire, fare presentazioni, fare application alle conferenze, sognare. E per questo mi devo ricordare che ho i miei tempi, i miei limiti, le mie consapevolezze e che non devo diventare premio Nobel dell'economia ne il prossimo professore ordinario. Voglio solo fare qualcosa di utile, e se non lo sto facendo con questa ricerca non applicata e lontana dalla realtà, lo sto facendo in altri modi, lo farò con altri lavori. Lo faccio ora, in un altro modo, lo farò domani, chissà come. La me prima della classe forse non se ne andrà mai, non so quando se ne andrà. Ma mi deve aiutare a ricordare che siamo persone prima di tutto. Che ho una vita, fuori dalla ricerca, e che questa vita mi piace. Mi piace uscire con le amiche, ballare, chiacchierare, riflettere, confidarmi, spendere soldi per frivolezze e non, bere, mangiare, fare aperitivi, andare a teatro, leggere, flirtare e tante altre cose. E poi: non c'è niente di male a fare le cose con calma. Ognuno ha i propri tempi. Io per chiudere un paper ci posso mettere un anno, qualcuno un mese, qualcuno sei mesi. Ognuno ha i propri tempi. Io ho i miei. E i miei sono tempi lenti, di riflessione.

Distesi, come mi disse la mia amica maestra.

 
 
 

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