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2 anni di croce e delizia

  • Immagine del redattore: Ilaria Fiorani
    Ilaria Fiorani
  • 2 nov 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

Oggi, 2 anni fa, iniziavo questo percorso. Oggi, 2 anni fa, ri-entravo qua. E non sapevo che sarei entrata anche in un turbinio di emozioni, pensieri, sensazioni che mi hanno portato a dove sono ora, a quella che sono ora.

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Oggi, 2 anni fa, ero al sole, in giardino, con i capelli al vento e suuuper felice di iniziare questo dottorato che avevo voluto con tutto il cuore, con tutta me stessa, con tutta la mia anima. E sapevo anche di essere suuuper supportata dalle mie amiche e dai miei amici, come lo sono tutt'ora, anzi forse ora lo sono anche di più. Prima di iniziare a scrivere questo post ho iniziato a rivedere le foto, le foto dei primi mesi, quei primi mesi in cui stavo veramente male ma non lo volevo far vedere e mi ricordo la mia amica che mi disse "Ila ti devi far aiutare, non puoi andare avanti così, sento dai vocali la tua fatica e la tua sofferenza". A periodi alterni, a momenti alterni, questa sofferenza emerge. Ma io sono ancora qua, a tenere duro perché voglio il titolo e perché voglio arrivare a compimento. Questo percorso è davvero croce e delizia per me. E' croce quando sento di non farcela, quando sento che non mi va di affrontare quei limiti, quei numeri, quell'econometria, quel codice di Stata, quei risultati robusti, quella mancanza di senso che avverto facendo ricerca solo per me e non per uno scopo ben preciso. E' delizia quando sento che sono nel posto giusto, quando preparo le slides per la presentazione, quando vado alla summer school, quando faccio application per le conferenze, quando vedo che sto portando un valore alla comunità accademica: il tutorato, il podcast, il biblioalbero, i colleghi del cuore e le persone che ho conosciuto in biblioteca. Tante volte, quasi tutti i giorni, mi chiedo "perché sono qua, cosa sto facendo di utile". E mi rispondo "niente". E invece non è vero che non sto facendo niente.

Sto facendo tanto per me, per crescere, costruire, sognare, conoscere, come avevo letto in questa affissione 2 anni fa e 2 giorni dopo aver iniziato il dottorato. A volte me ne dimentico, ma avevo battezzato quell'affissione come "il manifesto del dottorato". E lo è.


Sono in questo percorso

per questo,

per:


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Oggi sono anche in pre-ciclo; se penso a tutta la strada che ho fatto in questi 2 anni mi vengono gli occhi in punta di lacrime. Mi vengono sempre gli occhi in punta di lacrime, quando ripenso a questo percorso e al mio dottorato. Di lacrime ne ho versate veramente tante, e so anche che continuerò a versarle. Però alla fine della fiera, sento che:


ne vale la pena.


Non lo so perché io sono qui, perché proprio qui e non da un'altra parte, perché ho conosciuto queste persone e non altre, perché faccio delle cose e non altre, però sono sicura che tutto serve nella vita, anche l'esperienza che ci sembra più lontana a noi perché io con tutti questi numeri e queste regole econometriche c'entro veramente poco, pochissimo. Però dall'altra parte mi piace mooolto l'idea di avere un pubblico che mi ascolta, l'idea di lavorare per avere i miei minuti di palcoscenico, l'idea di disseminare la conoscenza, l'idea di fare network, l'idea di costruirmi la mia rete di persone che la pensano come me. Ultimamente mi sto arrabbiando molto con tutto il sistema universitario: non mi piace NIENTE.

Non mi piace la burocrazia, troppo farraginosa. Non mi piace l'ambiente, troppo competitivo, per cosa poi? Non mi piace l'equilibrio vita lavorativa-vita privata che vogliono imporre, ma non a me. Non mi piace come vengono spiegate le materie, in maniera antica e poco attinente alla realtà. Non mi piacciono i professori, specchio di una società della performance e del successo. Non mi piacciono gli ambienti che danno ai dottorandi per lavorare, ambienti bui e nascosti, e infatti io faccio il topo da biblioteca. Ecco quello che sogno:

sogno un'università che sia luce per tutti, accogliente, arieggiata, che si sleghi dal concetto di voto=valore della persona, che porti in aula l'economia politica vicina alla realtà, che porti in aula la vera realtà dell'economia, e non una realtà teorica e patinata. Sogno un'università che si metta in ascolto degli studenti, e che dopo essersi messa in ascolto proceda ad agire per gli studenti. Sogno un'università in cui fare ricerca significa essere vicini alla realtà, sogno un'università in cui ci vengano proposti temi caldi di ricerca su cui discutere e su cui poter lavorare, in ottica di lavorare per il bene comune e non solamente per noi stessi.

Sogno un giorno di fare questa rivoluzione. Sogno anche di andarmene, perché non ce la faccio più a stare qua.

Sogno di andarmene, per poi poter tornare. Oggi prima di accorgermi che esattamente 2 anni fa iniziavo il dottorato ho fatto application per un lavoro alle Nazioni Unite: home-based work for 12 working days. Ho letto i requisiti, qualcuno fittava. Così, ho mandato la domanda, senza pensarci troppo. Sarà un altro fallimento? Chi lo sa. Al massimo sarà un modo per aver provato qualcosa e per essermi messa in discussione. D'altronde, sognare è la cosa che mi riesce meglio fare in questo PhDream.

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1 commento


Ospite
02 nov 2023

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