13/02/2023: che palle (il lunedì o la ricerca?)
- Ilaria Fiorani
- 14 feb 2023
- Tempo di lettura: 4 min

Che palle. Era da un po' che non mi facevo un piantino (tattico direbbe SasyCacciatore) per il PhD.
Ma facciamo un passo indietro. Weekend rilassante (pure troppo), ho dormito sempre. Weekend sanremese e ieri pomeriggio Barattolo. Anche se Lucia mi ha snobbato il Carnevale di Fano ma poco importa, ci andiamo domenica prossima.
Tornando a noi, mentre ieri sera mia sorella e il ragazzo ci stavano raccontando del Carnevale di Fano e dei dolcetti raccattati, mi arriva un’email dal prof che mi dice che oggi sarebbe venuto ad Ancona e se volevamo farci due chiacchiere. E gli dico ok, va bene, ci sono.
Ma in cuor mio pensavo “bho ma che gli dico, non ho chissà quali risultati, né chissà quali idee chiare”. Ho solo tanta confusione (ancora, sì, che devo fa’) ma anche tanta serenità perché a modo mio, secondo me, me la sto gestendo bene emotivamente parlando ma forse non lavorativamente.
Facendo un passo indietro, niente; ho messo mano su Stata, pensavo fosse più complicato, e gli ho detto subito questo e mi ha detto “eh il peggio verrà”. E poi nella chiacchierata in cui cercava di spiegarmi cose econometriche che io non capisco granché, mi ha sparato queste bombe: “fossi in te accelererei; se farete le presentazioni devi arrivarci preparata; com’è che era ricordamelo che non me lo ricordo; non ti adagiare troppo; non devi fare più come lo studente; pensa a se studiare anche la notte”. E ho pensato “ma che siamo matti, non lo farò, la notte e la sera proprio no. Non mi adagio va bene, ci provo, ma non voglio neanche vivere con l’ansia perché alla fine mi ero convinta che va bene lo stesso non fare un lavoro al top, posso anche fare un lavoro mediocre ma io al tempo libero e alla vita privata non voglio rinunciare. D’altronde io mi sto, sto, dando una possibilità alla ricerca per capire se può fare al caso mio; sto cercando di capire se, sto in sperimentazione. Non lo so se sarà il lavoro della mia vita, e non voglio che il mio lavoro diventi la mia vita. NON LO VOGLIO. Ne oggi ne domani. Poi chi lo sa, cosa avverrà.
E poi niente, sono uscita dall’ufficio del prof un po' scossa e un po' con gli occhi lucidi. Scendo le scale e incontro Sofia, la dottoranda conosciuta settimana scorsa. E le sue colleghe. Porca miseria dico io, proprio ora che sto per scoppiare. Niente, mi presenta le sue colleghe che bho, mi pare si chiamino Elena e Michela ma non sono sicura, non ero attenta, ero su un altro mondo.
E poi lacrime davanti a loro scampate.
Arrivo in biblioteca e Fortunata mi dice “è andato bene, ti vedo sorridente” e fingo dicendo “non male dai ma devo lavorare”. Devo lavorare. Ma io non lavoro già?! Sì, però vedi che ho questa impressione del non lavorare, del non fare abbastanza, del non essere abbastanza. E tornando a posto e pensando a queste cose mi tornano gli occhi lucidi. Come adesso mentre scrivo queste cose. Pausa indice nell’incavo degli occhi (amiche in campo medico scusate ma non so come si chiama).
E niente e piango un pochino. E penso che quando ho questi momenti vorrei solo una coccola di qualcuno che mi dica “tranquilla che andrà tutto bene”. E poi penso che lo possa fare anche da sola. Perché “amati” viene prima di “ama”. E poi niente, vado in bagno, mi asciugo le lacrime, torno al pc e leggo un link che mi aveva detto di leggere il prof.
E poi erano quasi le 18 e sono scesa sotto a salutare Pio, o meglio “padre Pio” come lo ha chiamato mamma varie volte. E Pio è bravo a consolare e a semplificare. Semplificare a volte è la soluzione. E mi ha detto “allora ci vuole tempo, ci vorrà tempo; se il prof vuole che fai da sola, e che tu ci sbatta la testa, deve accettare che hai i tempi lunghi, i tuoi tempi”. E non ha detto niente di male. E al mio “ma non so l’econometria”, mi ha detto “ma che ti pare, chi la sa degli applicati, fa tutto Stata, a te non interessa quello che Stata”. E poi mi ha preso come paragone una dottoranda del terzo ma figurati io voglio rifuggire dai paragoni e quello mi fa i paragoni. Vabbè, questa gliela perdoniamo.

Poi niente; sono andata da H&M e mi sono comprata una maglia per me (non lo so, vi piace?).
E poi sono andata alla pizzeria e mi sono presa un pezzo di pizza Margherita alla pizzeria buonissima. E così mi sono fatta le due coccole come dicevo sopra.
Poi sono tornata a casa e mi sono collegata alla videochiamata per la GMG. E mentre ero collegata mi arriva un messaggio della mia amica Lucia che mi dice “Ila tutto ok?” perché le amiche lo sanno quando c’è qualcosa che non va, lo captano, hanno una specie di radar.
Ecco qua, la mia giornata.
Poi dopo la videochiamata sono andata in sala a cenare e a fare due chiacchiere con la mia coinquilina Claudia che mercoledì si laurea e che andrò a sentire. Un po’ mi hanno aiutato a non pensare, ma solo un po’.
Volevo solamente venire in camera a rinchiudermi qua, tra i miei pensieri.
Ora già mi sento più leggera, poco. Ma un po' me lo sento.
Buonanotte.



Commenti