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02/02/2023: primavera (dentro) e inverno (fuori)

  • Immagine del redattore: Ilaria Fiorani
    Ilaria Fiorani
  • 2 feb 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

Sono le 17:20 ed è ancora giorno. Sono le 17:36 ed il sole sta scendendo proprio in questo momento. Tra poco sarà buio pesto. Ma che bello è che la primavera sta arrivando?!

Lo sapevo già che “Sant’Antò un passo de bò” ma non avevo mai realizzato che effettivamente le giornate si sono allungate. Che tra poco mesi sbocceranno i fiori, canteranno gli uccellini, si innamoreranno i cuori pronti ad innamorarsi e usciremo dal freddo dell’inverno. Anche se l’inverno continueremo ad incontrarlo, dentro di noi. Perché sì, arriverà la primavera, sarà bello perché ci sarà il sooole, le temperature miiiti, le passeggiate sul viale, gli aperitivi con le amiche, le colazioni all’aperto con le amiche e con le figlie delle amiche e chissà quanto altro ancora, che ora non mi viene in mente. Perché è come se fosse di nuovo tutto nuovo. Ma non lo sarà veramente, è che ora non me lo ricordo bene. Ma oggi un po' la sento la primavera, la sento dentro di me. Sarà merito (ancora) della chiacchierata risanatoria con il collega dell’altro giorno. O sarà merito della chiamata di oggi con l’impiegata dell’ufficio orientamento che mi ha detto che settimana prossima mi intervisteranno quelli di skuola.net per gli open day univpm in cui io sono una delle tutor. E io lo so, e voi anche lo sapete, quanto mi piacciono gli schermi (ed essere al centro degli schermi). O sarà merito del bono a cui oggi mi sono seduta vicino in biblioteca perché era da solo e c’era un posto libero proprio vicino a lui con vicino le spine per caricare il pc (che poi le signore della biblioteca mi hanno anche detto il suo nome e io l’ho anche stalkerato ma shhh questo non si dice eheh).

Ma tornando a noi, primavera e inverno in antitesi oggi. Perché. Perché lo so che quando sarà primavera fuori, capiteranno momenti in cui io dentro avrò l’inverno. E quindi poi lo affronteremo l’inverno dentro di noi, così come lo affrontiamo fuori di noi, con giubbetti pesanti, sciarpe, cappelli e montoni. Ecco, quando l’inverno arriverà dentro di noi, lo accoglieremo così: gli diremo “sei tu inverno, ti riconosco, ti accolgo e cerco di guarirti con i miei giubbetti pesanti, sciarpe, cappelli e montoni interiori”.


Oggi anche la giornata sembra quasi andata. Vado a casa tra poco che stasera vado a teatro con Anna. Ah ma prima devo leggere la trama dello spettacolo sennò arrivo impreparata. Ma tu guarda se uno deve arrivare impreparato pure al teatro, non solo agli esami.


Piccola (grande) nota a piè di pagina: ieri sera ho letto la notizia di una studentessa che si è suicidata alla Iulm in un bagno per via di “fallimenti” universitari, a 19 anni. Ecco cosa vorrei dire ai ragazzi settimana prossima, ecco cosa vorrei trasmettere: scegliete questa facoltà perché l’economia è bella perché è varia, ma non ammalatevi se non riuscite a studiare sempre con la massima concentrazione, con il massimo sacrificio, per prendere il massimo dei voti. Anzi. Godetevi la vita, il vostro tempo libero, le amicizie, gli amori. Che tutto questo tempo per voi poi non torna più.


Che poi ci stavo pensando proprio oggi: che sapere, ed essere convinti, che non siamo venuti al mondo (solo) per lavorare ma (solo) per vivere mi da una tranquillità diversa. Mi da una sorta di tranquillità per cui non mi frega granché di fare un lavoro di ricerca chissà quanto importante. Mi da la tranquillità di poter dire a fine giornata “hai fatto il tuo lavoro al massimo delle tue capacità anche se non ti svegli presto come vorresti per prendere più pesci?”. Sì. E allora basta questo. Se viviamo sempre così, saremo più felici, e sereni, e tranquilli, e vogliosi di viverci la vita soprattutto al di fuori del lavoro.


















 
 
 

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